Door to Hell | Turkmenistan

August 6, 2017

I primi km subito dopo il confine di Bojinurd, tra Iran e Turkmenistan, sono incantevoli: una stradina scende spaccando le montagne per 35 km sino alle porte di Ashgabat dove c'è il secondo posto di controllo. Non si può riprendere né fotografare. Alla frontiera bisogna dichiarare il percorso esatto indicando quale sarà la porta di uscita dal paese; se si sbaglia o si cambia rotta, le conseguenze possono essere molto spiacevoli (detenzione dietro le sbarre dorate di questa umanissima dittatura ed espulsione su due gambe, se ti avanzano). Il mio percorso taglierà in due il paese, attraverserò il deserto di Karakum con sosta notturna alla Porta dell'inferno ed uscirò dalla frontiera di Dasoguz. Passare dall'Iran al Turkmenistan può essere traumatico, i palazzi sono tutti uguali e bianchi (come le auto), non ci sono indicazioni per le strutture ricettive ed il rapporto con la gente del posto cambia considerevolmente. Alla mia prima richiesta di informazioni, come risposta ho ricevuto un finestrino richiuso ed un ciaoproprio. Ad Ashgabat, la capitale, giro inutilmente per più di un'ora alla ricerca di un albergo, per fortuna ad un certo punto incrocio una carovana di macchine del mongol rally che a quanto pare sanno dove andare...altra ora passata a girare come trottole. Alla fine troviamo questo maledetto albergo, 40$ una singola con la moquette sporca ancora bagnata dal vecchio ospite e servizi indecenti, ma qui si sa, il costo degli alberghi è spropositato e per 40$ mi è andata benissimo. Il tempo di scaricare la moto, fare una doccia e via nella hall dove ho appuntamento con gli altri ragazzi per andare a mangiare qualcosa e bere finalmente una birra; dopo due settimane senza, la prima è scesa come se fosse acqua fresca.  Ceniamo tutti insieme sul presto (alle 23 c'è il coprifuoco e non si scherza), beviamo quelle 700 birre e ci diamo appuntamento per il giorno seguente per muoverci insieme verso la Porta dell'inferno. La porta dell'inferno (o Door to Hell), è un cratere in mezzo al deserto che si è creato in seguito a degli scavi sovietici finalizzati alla ricerca del petrolio. Quando tutta la struttura è crollata sprigionando il gas, i sovietici hanno pensato di dare fuoco a tutto con la speranza che il gas si esaurisse...evidentemente non è andata così, almeno per ora. La mattina dopo decidiamo di acquistare i viveri per passare la nottata accampati nel deserto. La carovana è composta da 4/5 auto ed il sottoscritto. Per comodità chiedo ad un team di tenermi le scorte di acqua e di cibo sino al cratere. Scelta non fu mai più sbagliata! Dopo un paio di ore, decido di accelerare per fermarmi ad una stazione per fare rifornimento ed acquistare dell'acqua, il termometro alle 17 segna 49°!!! Risultato: non ritrovo più la carovana ed allora decido di proseguire sino alla fine dove senza ombra di dubbio troverò qualcun altro. Ogni tanto incrocio un team fermo a bordo strada e mi accerto che tutto vada per il verso giusto. Scambiamo un po' d'acqua, fumiamo una sigaretta (qui costano 20$, sono introvabili ed ho finito la scorta) e ci salutiamo. Per arrivare al cratere bisogna lasciare la strada principale, piena di altrettanti crateri nell'asfalto sciolto dal sole, superare una duna di sabbia e percorrere 4/5 km su una strada mista terra-arena. Stiamo lì tutti quanti ad aspettare che il primo prenda coraggio e cerchi di superare la duna...parte una macchina a tutto gas, neanche 20 metri e il portellone di dietro esplode per le sollecitazioni seminando lungo la strada tende, sacchi a pelo, meloni e papere gonfiabili (vai a capire perché c'era una papera gonfiabile in quella macchina). A questo punto si decide di sgonfiare un po' le gomme per avere più superficie di appoggio. Intorno a noi nel frattempo ci sono ragazzi del posto che offrono un passaggio su 4X4...ma noi abbiamo la testa dura e no, non lo vogliamo! Arriva il turno mio...una transalp stracarica con gomme stradali ed un pilota che non ha mai guidato sulla sabbia eh, tenetelo presente per favore...prendo la rincorsa, mi alzo sulle pedane, punto la luna con gli occhi infuocati e...mi insabbio dopo 4 metri e 32 cm. Bravo, Campione! Qualcuno mi da una mano 3/4 volte per arrivare sin sopra la duna . Sul picco vedo le prime macchine completamente piantate. Mi fermo un secondo per decidere quale strada prendere e riparto...e mi ripianto! La sabbia è veramente fine e la moto scende giù troppo velocemente. Sono completamente bloccato, posso scendere dalla moto e lei rimane dritta. A questo punto capisco perché lì ci sono questi ragazzi che ci fissano col sorrisino sulle facce. Sono lì, lo sanno quello che succederà... Uno si avvicina, appiattisce la sabbia e scrive 50. Ma tu sei pazzo!! 50$ per tirarmi fuori ed accompagnarmi sino al cratere? Nien! Nel frattempo si sono fatte le 20, la luce si fa fioca ed inizio a spazientirmi. Contrattiamo e troviamo un accordo per 20$ a condizione che il giorno dopo sarebbero dovuti tornare per ridarmi una mano e soprattutto portarmi 10lt di benzina perché non ci sarebbero state stazioni di rifornimento da lì a breve. Finalmente arrivo al cratere, mi guardo intorno, vedo gente un po' da tutte le parti ed un 4x4 che vende birre. Non scarico neanche la moto che ho una birra in mano e guardo affascinato il cratere...speravo fosse un tantino più suggestivo onestamente ma forse sono condizionato dalla stanchezza ed un mal di schiena invalidante. Monto la tenda vicino ad altri team e vado alla ricerca della macchina che dovrebbe avere le mie scorte. Figuriamoci se c'è...Una coppia di ragazzi che avevo incontrato per strada, mossa da compassione, si offre di dividere la cena e l'acqua con me. Punto la sveglia all'alba per smontare e caricare tutto sulla moto prima che faccia troppo caldo e per godermi un po' la pace e la vista. Crollo in un sonno profondo. Quando riapro gli occhi vedo la macchina che aveva le mie scorte ed a cui avevo lasciato anche una telecamera! Ci salutiamo e mi dicono che un'auto della carovana aveva avuto un problema alle sospensioni (strano eh) e che sono arrivati a notte fonda. Il ragazzo turkmeno è stato di parola, è tornato con la benzina ed insieme ad un suo amico mi ha riportato sulla strada principale dove ritrovo un gruppo di team che cercano di mettere una pezza ai mezzi provati da quel fuori pista. Ripartiamo tutti insieme, io avevo la possibilità di andare un po' più veloce e mi allontano. Il caldo è soffocante e non vedo l'ora di arrivare in un posto un po' più fresco e con un letto per riposare la mia povera schiena. Punto Khiva, in Uzbekistan, e macino km su km sino alla frontiera dove sono l'unico in quel momento...ci mettono quattro ore, 4 O-R-E di cui 2 di attesa di non so cosa! Ispezionano tutta la moto, firmano i documenti e mi muovo verso l'Uzbekistan ma prima di lasciare l'ultimo posto di blocco, un soldato di quelli che stanno lì giusto perché non servono ad un cazzo, vede la telecamera sul casco e mi blocca! Mi dice che non si può riprendere ed io gli faccio notare che la telecamera è spenta e rivolta verso il basso. Insiste, prende la telecamera che non sa usare cercando di guardare quello che c'è dentro. Infastidito, gliela strappo dalle mani, la accendo e gli faccio vedere che non c'è un cazzo e che può star sereno. Niente, insiste. Estrae la scheda e dice che devo romperla. A questo punto non ci vedo più, mi incazzo e minaccio di tornare dietro al suo superiore... e come d'incanto mi lascia andare. Alle mie spalle si chiudono le porte del Turkmenistan e si aprono quelle dell'Uzbekistan, cioè non proprio quelle del paese ma quelle degli uffici di frontiera...ma da qui inizia un'altra storia, un altro post.

 

Qui trovate il video di questi giorni -----> https://www.youtube.com/watch?v=9HDyXSkWGrg

 

 

 

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About Me.

Dopo aver girato l’Italia in lungo e in largo come giocatore di pallavolo ho deciso di far diventare la passione per la fotografia il mio mestiere. La mia base è Milano da una decina d’anni ma appena ho la possibilità imbraccio la macchina fotografica e parto, su qualsiasi mezzo; in questo caso ho deciso di assecondare la mia seconda passione e di partire in moto.

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